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Il percorso delle cellule staminali nel corpo

La prima tecnica per trasportare le cellule staminali all’interno del corpo è stato ideata da alcuni scienziati dell’Università di Harvard guidati dal Prof. David J.Mooney.
Essi hanno creato delle spugne a base di gel composte da un polisaccaride alginato biocompatibile e biologicamente inerte, che può essere modellato come una qualsiasi forma e che è composto da pori piuttosto larghi che permettono di trattenere cellule di diversa grandezza.

Fig.1 Gli ingegneri biomedici di Harvard hanno modellato le spugne alginate per il trasporto di cellule staminali in diverse forme e colori.

I pori possono trattenere, oltre alle cellule, le proteine e le molecole dei farmaci che vengono quindi rilasciate nel corpo quando l’alginata inizia ad indebolirsi. Prima dell’applicazione le spugne vengono immerse in una certa quantità di cellule staminali (per esempio un’unità di sangue cordonale appena scongelata) e dopo essere state rimpicciolite, tramite disidratazione, fino a raggiungere un paio di millimetri, vengono iniettate nel corpo all’interno del quale raggiungono la loro dimensione originale e rilasciano il loro contenuto, nel nostro caso cellule staminali (Fig.2)

Fig.2: a sinistra la spugna di dimensione ridotta, a destra la forma che essa ha memorizzato dopo l’idratazione.

Le sperimentazioni sui topi ai quali erano state iniettate cellule con questo metodo rivelano che le spugne continuano a rilasciare tali cellule e che la loro capacità di attecchimento, nel punto in cui le spugne sono state iniettate, è maggiore rispetto a quelle infuse con metodo standard.
Al contempo l’alginata si sviluppa all’interno del corpo dei topi, rilasciando nient’altro che le cellule. Questo tipo di sistema di trasporto rappresenta una grande scoperta, e l’obiettivo è che in futuro possa essere usato anche sull’uomo.

Fonti:
Bencherif et al. PNAS 2012 (109), 19590-19595
http://www.pnas.org/content/early/2012/11/07/1211516109.full.pdf

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